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martedì 27 maggio 2014

Waiting on the world to change

Ho aperto questo blog sperando di creare un porto sicuro nel quale raccontare la mia vita e le piccole cose di ogni giorno. Talvolta, purtroppo, le carte che abbiamo nel mazzo non sono quelle con cui vorremmo giocare e, in questi casi, si tace sperando che domani le cose vadano meglio.
Per quanto mi riguarda le cose oggi non vanno meglio, ma perlomeno vanno diversamente.
Negli ultimi mesi ho cercato di rattoppare una situazione che chiedeva soltanto di essere riconosciuta per ciò che era. So che sembra un cliché, e forse infatti lo è. 
Forse capita a tutti, prima o poi, di dimenticarsi di se stessi e di fare costantemente caso alle esigenze altrui. 
Forse capita a tutti anche di inseguire quello che si vorrebbe invece di prestare attenzione a quello che effettivamente si ha davanti.
A me è capitato e per mesi non ho avuto nulla da raccontare. Adesso, forse, questo blog potrebbe essermi d'aiuto davvero, per spostare la mia attenzione altrove e per guardarmi attorno e non solo dentro.
Oggi sono molto delusa, e confusa e triste. Però oltre all'ammasso di sentimenti so che questo cambiamento porterà con sé qualcosa di buono.
Quindi con calma, aspetto, e nel frattempo magari scrivo. Della primavera, delle gite in kayak, delle lezioni di svedese, del buio che non arriva mai e di com'è vivere a Stoccolma da sola. 
Da sola.



mercoledì 1 gennaio 2014

Back to blogging!

Il primo di gennaio è senza dubbio il giorno migliore per interrompere questa spirale di pigrizia, riaprire il computer e ripromettersi di aggiornare il blog con la dovuta costanza. Certo, si sa che i buoni propositi, tutti quanti, lasciano un po' il tempo che trovano, però perché rinunciare ad una melensa, condivisa, tipica riflessione di "addio anno vecchio, benvenuto anno nuovo"?
A me in realtà i capodanni non sono mai piaciuti, perché non mi piace finire, non mi piace chiudere le cose, non mi piace fare bilanci. Però questa volta sono stata più brava, mi sono preparata. Ho fatto in modo di evitare le feste affollate, il divertimento-a-tutti-i-costi, il vagare per una qualche piazza a dieci gradi sotto zero pur di accalcarsi a guardare dei fuochi che mettono sempre un po' di malinconia. No, quest'anno mi sono organizzata e ho salutato questo brand new 2014 con pochi e buoni amici, tanto cibo e tante risate. 
Ho persino fatto una lunghissima lista di buoni propositi, nonostante io sappia fin dal principio che non li rispetterò. Però mentre li scrivevo pensavo che in fondo, IL buon proposito per eccellenza, è quello di smettere di condannarsi per ciò che non si è e accettarsi un po' di più. Sorridersi un po' di più.

L'anno che si è appena concluso è stato, senza dubbio, il più pieno ed intenso della mia vita. Vorrei trovare le parole giuste per descriverlo, ma la verità è che tutto, attorno a me, ha girato così in fretta da lasciarmi spesso spossata e felice, come in una trottola di colori che si mischiano e si ammassano l'uno sull'altro. Eppure da questa confusione, paradossalmente, le poche cose che si sono salvate, che sono rimaste le stesse, hanno reso il mio mondo più limpido e chiaro.
La lontananza è stata, talvolta, una lente preziosa attraverso la quale osservare le cose, e così ho potuto accorgermi di come alcune relazioni e alcuni affetti brillassero più di altri. Di come alcune persone siano e saranno sempre per me un appoggio essenziale, un porto sicuro.

Il 2013 è stato l'anno in cui, per la prima volta, ho preso la vita a due mani e ho deciso che cosa voglio e come lo voglio. Ho smesso finalmente di farmi trascinare dalla corrente.
Il 2013 è stato anche un anno di attesa. Ho pazientato, ho aspettato, ho desiderato e mi sono aggrappata ai miei desideri con le unghie e con i denti. 
Ho aspettato per ore al telefono cercando di comunicare con l'Ufficio Ammissioni dell'Università svedese, ho aspettato davanti al computer, per settimane, per mesi, la risposta che avrebbe cambiato ogni cosa. E ancora, sempre davanti ad un computer, ho aspettato per mesi, ogni sera, lo stesso volto e la stessa voce, che, puntuali, arrivavano a scaldarmi il cuore.
Ho aspettato e ho capito che per amore si aspetta. Che per i propri sogni si aspetta. Che a volte bisogna ingannare il tempo, contare le ore, distrarsi, insistere.
Il 2013 è stato un anno in bilico. L'ho passato quasi tutto in equilibrio sopra ad un filo e questo filo era teso tra paura e voglia, agitazione e felicità, gioia pura e buchi neri, coraggio e sfinimento. 
Il 2013 è stato l'anno delle amicizie che mi hanno scaldato il cuore. Mi sono trasferita in Svezia e, senza rammarico, ammetto di essere stata un cliché. Ho trovato i miei "italiani all'estero" e non avrei potuto essere più fortunata. 
A volte inizi un cammino con delle aspettative e ad un certo punto realizzi di aver trovato molto di più. Ecco, per me Stoccolma, ancora una volta, è stata così. Nella solitudine io non mi sono sentita mai sola, nella mia dis-abilità culinaria loro mi hanno cucinato un sacco di buon cibo, quando mi sono agitata per aver scoperto i primi capelli bianchi loro me li hanno tinti e nei momenti difficili mi hanno ascoltata e si sono presi cura di me. In questi ultimi mesi, ogni volta che mi è servita una pacca sulla spalla, loro non me l'hanno mai fatta mancare.
Il 2013 è stato l'anno della gratitudine. Ho capito che se io posso partire, fare, provare e vivere, questo avviene grazie al costante appoggio della mia famiglia. La loro capacità di tollerare la distanza e la mancanza pur di lasciarmi crescere come io lo desidero è ammirabile. La fiducia che loro ripongono in me è il regalo più grande.
Nel 2013 poi, last but not least, mi sono presa una cotta da paura, una cotta che dura tuttora e che poi forse solo una cotta non è. Ho dato un calcio a quelle che pensavo essere le mie esigenze primarie in ambito sentimentale, ho rinunciato a comunicare nella mia lingua, così come ho rinunciato ad una chioma folta e lucente, però dopotutto, in cambio, mi sono portata a casa molto di più. 
L'uomo che ho accanto è incredibilmente testardo, brillante, saggio, acuto, intelligente, stackanovista e divertente. E' una buona forchetta, un pessimo pattinatore e un grande amico. 
Il mio 2013 non sarebbe mai stato lo stesso senza di lui.

A voi tutti auguro uno splendido nuovo anno, ricco, intenso e pieno d'amore. 
Vi auguro di realizzare i vostri sogni, o perlomeno di provarci costantemente.
Vi auguro di essere esattamente nel posto in cui vi va di stare, cercando di fare ciò che vi rende felici, assieme a persone capaci di strapparvi un sorriso dopo l'altro.

Se c'è una cosa che più di ogni altra ho capito in quest'ultimo anno è che casa è veramente nel posto in cui ci sono le persone che amiamo.
Sarà per questo, forse, che ci sono molti luoghi nei quali io mi sento davvero, davvero, davvero molto a casa...?

mercoledì 23 ottobre 2013

From Sweden with love :)

Iniziare è sempre la parte più difficile.
Nel senso che io, prima di iniziare qualsiasi cosa, ci metto un'eternità a decidermi o a convincermi. Poi quando salto allora il grosso è fatto.
Non parlo mica di grandi cose eh, è così proprio con tutto. Quando ho scritto la tesi mi ci sono voluti quattro mesi, tre dei quali li ho passati a fissare il muro. Quando ho deciso di cucinare i muffin, un paio di settimane fa, ci ho messo quasi dieci giorni a comprare tutti gli ingredienti perché non ero sicura di volermi fare il mazzo (sai che gran mazzo poi..) a cucinare qualcosa che, dopotutto, avrei potuto comprare già pronto.
Poi ho visto il prezzo dei muffin e ho cambiato idea. Li ho fatti, tre volte in due giorni.
Questo per dire che l'idea di scrivere un blog è in cantiere da un bel po'. Però non ne ero sicura, o meglio, ero dubbiosa riguardo ad alcune questioni. Per esempio, ha senso accodarsi alla schiera di gente che scrive aria fritta nel web? Ho qualcosa da dire? C'è qualcosa della mia vita che può interessare qualcun altro? 

Insomma, mi sono fatta mille domande e la risposta non era mai abbastanza soddisfacente da permettermi di sedermi qui e scrivere un po' quel che mi passava per la testa. Il fatto è che scrivere è un po' come dire "ok, guardatemi!" e mica si può aspettarsi solo di piacere. Magari qualcuno ti urla indietro "oh ma sei sfigata!", e te che fai se poi non lo sai accettare?
Non importa, il succo è questo: scrivo perché voglio raccontarvi che succede quassù. 
Per chi non lo sapesse (ma soprattutto per chi già lo sa) un paio di mesi fa ho fatto armi e bagagli e me ne sono scappata qui in Svezia, a Stoccolma. Ci resterò per un paio d'anni, forse, o magari per una vita intera. 
Io sono contenta, le giornate sono piene e scivolano via, però mi mancano le mie persone. Così, su due piedi. Mi manca raccontare ai miei amici le piccole cose che mi colorano la giornata, le mie impressioni su quel che succede, mi manca prendere il telefono e incazzarmi perché le svedesi sono bionde e magre. Mi manca avere dei contatti umani con la mia vita di prima ecco. 

Per questo alla fine ho smesso di progettare e ho iniziato a scrivere. Con questo primo post ho iniziato a scrivere un blog che non ha regole e nemmeno una direzione precisa. Potrei definirlo un po' come un diario a puntate, una raccolta di impressioni, un vademecum dell'immigrato al Polo Nord. 
Insomma, chiamatelo come vi pare, però se vi andasse di tenervi aggiornati riguardo a quel che succede quassù... d'ora in avanti il posto giusto sarà questo qui. :)